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Gender day alla COP27: poche luci e molte ombre

Attualità - Loretta Moramarco - 16 Novembre 2022

 

La 27esima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP27) si è appena conclusa Sharm el Sheikh, ove i lavori si sono svolti dal 6 al 18 novembre.

La conferenza ha previsto anche thematic days: la giornata del 14 novembre è stata dedicata al genere. Il presupposto è la centralità del ruolo delle donne nell’affrontare tutti gli aspetti della sfida del cambiamento climatico e l’impatto sproporzionato degli effetti negativi del cambiamento climatico sulle donne. Correttamente, secondo un’ottica intersezionale, si evidenzia come sia necessario lavorare per integrare la prospettiva di genere nei processi di formulazione e attuazione delle politiche. Tuttavia, deve osservarsi come l’aver dedicato una giornata specifica al tema del genere sia contrario a tale obiettivo: il genere dovrebbe essere una chiave di lettura di tutti i panel tematici, anche per non rischiare di relegare “le voci” femminili in un recinto ad esse dedicato.

Significativa è la scelta di dedicare una sessione specifica alla realtà delle donne africane, considerato che il continente africano è uno dei più colpiti dagli effetti del cambiamento climatico che impatta sulla produttività agricola, accresce la povertà, lo stress idrico e ha effetti negativi sulla salute.

In generale la vulnerabilità ai cambiamenti climatici tende ad esacerbare le disuguaglianze esistenti e l’esclusione sociale; pertanto le decisioni in merito e l’assegnazione dei fondi per il clima deve riflettere la necessità di raggiungere comunità che sono già povere e diseguali.Circa 3,3-3,6 miliardi di persone vivono in regioni con un’elevata vulnerabilità umana ai cambiamenti climatici. Le vulnerabilità variano a seconda della località e sono determinate da processi che intersecano fattori di emarginazione (rectius discriminazione) quali genere, origine etnica, età, orientamento sessuale, disabilità.

Il 2022 è l’anno dedicato alla rassegna intermedia sul Piano avanzato di Azione sul Genere, lanciato nel 2019 e di durata quinquennale. Il primo programma è stato di durata biennale (2014-2016) e il secondo triennale (2016-2019). Gli obiettivi chiave, individuati dall’ UNFCCC, sono: a) diffondere i risultati chiave dell’AR6 su genere e cambiamento climatico; b) aumentare la consapevolezza sull’importante della diversità per migliorare la pluralità di punti di vista nei rapporti; c) incrementare la comprensione degli impatti differenziati del cambiamento climatico e delle azioni per il clima “neutre” sul genere e la consapevolezza della necessità di governante inclusive per raggiungere uno sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici; d) discutere i percorsi per azioni di genere sui cambiamenti climatici.

La presentazione sulla sessione “genere”, disponibile sul sito dell’UNFCCC, contiene numerosi dati e informazioni utili per comprendere la dimensione del problema. Comprendere le connessioni positive e negative tra l’azione per il clima e gli obiettivi di uguaglianza di genere è essenziale sia per evitare di esacerbare le disuguaglianze di genere esistenti sia per promuovere un’azione per il clima efficace e trasformativa. Nella maggior parte del mondo, il ruolo delle donne e di altri gruppi emarginati nell’attuazione di politiche significative, efficaci e durature per la resilienza ai cambiamenti climatici e nella promozione dei necessari cambiamenti sistemici continua a essere sottovalutato.

Un dato interessante è quello relativo alla presenza delle donne e ai tempi di parola durante le sessioni delle precedenti edizioni della COP. La COP26 è stata, in generale, meno equilibrata della COP25 e i tempi dei discorsi delle donne sono stati più brevi, specie su alcuni argomenti (finance review, finance transaperncy, TEC, CTCN). La fascia d’età 16-36, tuttavia, presenta un dato “eccentrico”, con una prevalenza femminile.

Il case study è quello del Messico:dal lancio del Feminist Foreign Policy, la percentuale delle donne nella delegazione messicana è cresciuta dal 58% del 2019 al 72% del 2021. La delegazione è stata guidata da una donna nel 2016, 2019 e 2021.

Il genere è citato nel 76% dei rapporti e delle comunicazioni esaminate. In alcuni casi il genere emerge solo dai dati demografici, ma ci sono molti Stati che utilizzano systematic gender analysis per migliorare le politiche e le azioni sul clima e molte altre hanno espresso la volontà di utilizzarle.

Un focus è posto sul genere nella climate finance. Diversi sono gli strumenti individuati e proposti. Gli investimenti pubblici per il clima e le revisioni istituzionali e, in generale, gli strumenti di valutazione delle vulnerabilità e dell’incidenza della fiscalità sono una possibile risposta. Per rendere possibile la creazione e il supporto di proposte che siano in grado di perseguire obiettivi climatici e di sviluppo (quale la riduzione delle discriminazioni) si possono utilizzare i climate change financing frameworks (CCFF) e i climate budget tagging (CBT). Tali scopi possono essere raggiunti anche attraverso climate change cost-benefit analysis (CCBA). Si tratta di gender responsive indicators elaborati dalle Nazioni Unite; la“reattività al genere” si realizza quando i risultati riflettono la comprensione dei ruoli di genere e delle disuguaglianze e incoraggiano la parità di partecipazione e l’equa distribuzione dei benefici del piano o azione considerato.

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